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Forse i ripetuti
tentativi dei Consiglieri di minoranza di portare
l’argomento “Meda S.p.A.” in discussione in Consiglio
Comunale non basteranno a fare chiarezza sulla vicenda, ma i
passaggi essenziali della sua storia sono venuti quasi tutti
alla luce. Mancano un po’ di dati, le motivazioni delle
scelte e le conclusioni cui si vorrebbe pervenire, ma i
fatti sono ormai incontestabili ed i protagonisti noti.
Giugno 2002: il nuovo Sindaco Adelio Asnaghi e l’Assessore
al Bilancio Massimo Torchiana ereditano una Meda S.p.A.
pesantemente indebitata (con la Banca Popolare di Milano per
oltre 3,5 miliardi di lire, con il Consorzio Depurazione
Acque per quasi altrettanto e con i fornitori per la
costruzione delle piscine, preventivate 1,9 miliardi e ormai
lievitate ad un costo di 5,4 miliardi).
Chiedono chiarimenti e provvedimenti al presidente Alvaro
Piazza, ma, non ottenendoli, a settembre lo revocano e lo
sostituiscono con Massimo Frettoli.
Il Comune di Meda ha anche una vertenza aperta con AMSP di
Seregno che chiede un risarcimento di 11 miliardi per la
anticipata risoluzione del contratto di distribuzione di
acqua e metano. La vertenza viene chiusa con una
transazione. Con Seregno ed altri comuni si costituisce una
nuova società – AEB – nella quale Meda avrà una quota di
partecipazione azionaria di valore un po’ minore (sette
miliardi in meno) in favore di Seregno.
2003: il Comune ripiana la perdita di cinque miliardi con
cui si è chiuso il bilancio 2002 della Meda S.p.A. per
evitarne il fallimento. I fondi vengono reperiti con la
vendita del Palazzo a vetri e l’aumento dell’ICI.
La distribuzione di acqua e gas passa ad AEB.
Cambia l’Assessore al Bilancio: Massimo Gerosa prende il
posto di Torchiana.
Aprile 2004: il Consiglio Comunale vota la messa in
liquidazione di Meda S.p.A. con l’impegno per il Comune di
assumersene i debiti residui.
2005: dal bilancio del Comune viene cancellato il debito di
620.000 euro (1,2 miliardi di lire) versato come
finanziamento iniziale e poi azzerato con le perdite 2002. I
tentativi di Meda S.p.A. di vendere le piscine non vanno a
buon fine. (Se le piscine non si vendono, dai conti mancano
i miliardi relativi al loro valore dichiarato). Il Comune
non paga le rate del relativo mutuo in scadenza e non salda
i debiti. |
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2006: in Comune arriva un nuovo Segretario/Direttore
Generale (Mario Giammarusti, che sostituisce Giacomo
Andolina) che ritiene inevitabile il fallimento della Meda
S.p.A.. Il liquidatore della S.p.A. ingiunge al Comune di
pagare i debiti (3,6 milioni di euro); il Comune si oppone.
Il liquidatore (Massimo Frettoli) si dimette e il Sindaco
nomina al suo posto Gianmario Di Meglio. Cambiando
l’orientamento precedente, il nuovo Assessore al Bilancio,
avv. Alberto Fraccari propone al Consiglio Comunale di
“annullare” la precedente cancellazione del dbeito di
620.000 euro alla Meda S.p.A. e, dopo qualche resistenza, il
Consiglio Comunale approva la proposta. Le minoranze
chiedono le dimissioni dell’assessore Fraccari. Che non si
dimette, ma “cede” la competenza (la “delega”) sulla Meda
S.p.A. al vice-sindaco Giuseppe Ferrario (A.N.).
Nel 2006 la Meda S.p.A., benchè inattiva, ha speso 260.000
euro, di cui 86.000 solo per parcelle legali.
2007: Ferrario sposa la posizione del Segretario (di far
fallire la Meda S.p.A.) e invita il nuovo liquidatore a
consegnare i libri in tribunale. Poi chiede al Consiglio
Comunale di prendere una posizione precisa sul futuro della
Società.
Anche il nuovo liquidatore si dimette.
I consiglieri comunali di Forza Italia, PRI e UDC non
vogliono la discussione in Consiglio Comunale e la seduta
appositamente convocata viene revocata il giorno prima.
Ferrario rinuncia alla sua delega alla Meda S.p.A..
Il prossimo 29 maggio il tribunale dovrebbe dire qualcosa
sulla pretesa della Meda S.p.A. di farsi pagare 3.573.000
euro dal Comune.
Ma non dovrebbe prima dire qualcosa anche il Consiglio
Comunale?
Corrado Marelli |
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Meda SpA:
duro scontro fra due Ferrari |
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Per ironia della sorte entrambi gli avvocati si chiamano
Ferrari. Avvocato Francesco Ferrari, con studio a Monza in
via Vittorio Emanuele II, quello della Meda Servizi Pubblici
S.p.A., che ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il
Comune di Meda per fargli pagare 3.573.000 euro (oltre alla
sua parcella e alle spese) a favore della Meda S.p.A. in
liquidazione, sua cliente. E avv. Prof. Franco Ferrari (per
inciso: avevano ragione i senatori a sostenere che
“Francesco Marini” non era uguale a “Franco Marini”!), con
studio a Milano in corso Vittorio Emanuele (anche gli
indirizzi simili!) e a Pavia in via della Rocchetta, quello
a cui si è affidato il Comune di Meda per opporsi al decreto
ingiuntivo e non pagare i tre milioni e mezzo di euro alla
Meda S.p.A..
Di sicuro, a entrambi andranno pagate le rispettive
parcelle (proporzionali al valore della lite: i 3,5 milioni
di euro: una bella botta, anzi due!) per il lavoro e
l’impegno che ciascuno avrà profuso in questa guerra in
famiglia (tra madre e figlia) sulle spalle dei cittadini
medesi: un dramma.
E come in tutti i drammi che si rispettino, anche in quello
della Meda Servizi Pubblici S.p.A. si sta giungendo
all’epilogo. Amaro. Doloroso. Inevitabile.
Riassunto delle puntate precedenti.
Nel 2002 l’amministrazione del sindaco Taveggia lascia la
Meda S.p.A. (presieduta da Alvaro Piazza) con tanti debiti:
fornitori da pagare, uno “scoperto” di tre miliardi e mezzo
con la banca e di circa altrettanti con il Consorzio
Depurazione Acque, al quale Meda S.p.A. non aveva versato i
canoni di depurazione che aveva riscosso dai cittadini.
(Quest’ultimo debito è la prova provata delle disastrose
condizioni economiche/finanziarie di Meda S.p.A.).
D’altronde, la società ha sempre perso soldi e il Comune ha
sempre ripianato le perdite di bilancio riconoscendole
contributi straordinari e “intestandole” dei beni, come il
fabbricato di via Piave, valutato un miliardo.
Fin dall’origine il Comune, quale socio detentore del 90%
del capitale, aveva messo a disposizione di Meda S.p.A. un
generoso contributo di un miliardo e duecento milioni (detto
in euro sembrano meno: 620.000 euro, ma sono sempre tanti).
I soci di minoranza, invece, salvo la loro quota sociale,
non avevano sborsato nient’altro: se ne stavano comodi nel
Consiglio di Amministrazione a percepire i compensi degli
amministratori che per qualcuno erano molto più consistenti
della somma versata per acquistare le azioni (la cooperativa
Arété, ad esempio, aveva versato quattro milioni per la sua
quota del 2% e il suo rappresentante nel c.d.a. percepiva
venti milioni all’anno). Per far quadrare il bilancio del
2001, però, il contributo del Comune era rimasto solo nelle
intenzioni: il sindaco Taveggia aveva approvato un bilancio
della Meda S.p.A. in cui figurava un credito di 1.093.000
euro nei confronti del Comune mentre aveva presentato un
bilancio del Comune in cui non figurava il debito di
1.093.000 euro nei confronti di Meda S.p.A.. (L’allora
Assessore al Bilancio del Comune, Massimo Torchiana, aveva
parlato di un “buco”).
C’era poi da rimborsare il mutuo ottenuto dalla Cassa
Depositi e Prestiti per il finanziamento delle piscine (che
– preventivate meno di due miliardi – ne erano costate quasi
sei): anche questo più di tre miliardi.
Insomma: la Meda S.p.A. era in condizioni di dover
presentare i libri in tribunale e chiedere il fallimento.
Meda S.p.A. continuerà a operare
Il Sindaco però era assolutamente contrario a questa
ipotesi: non accettava l’idea che potesse fallire una
società per il 90% di proprietà del Comune. (Ha cambiato
idea solo quest’anno; anche se adesso Meda S.p.A. è al 100%
di proprietà del Comune).
Così era stato nominato un nuovo consiglio di
amministrazione, presieduto da Massimo Frettoli, con
l’incarico di gestire Meda S.p.A. nella prospettiva di farla
lavorare (e guadagnare) per pagarsi i debiti. Poiché il
capitale sociale era stato dilapidato, il Comune ha
provveduto a ripianare le perdite e a ricostituirlo versando
nelle casse sociali 2.600.000 euro (cinque miliardi di
lire), recuperati con la vendita del palazzo a vetri e con
un aumento dell’ICI. La gestione degli impianti sportivi era
stata affidata in fretta e furia (senza gara) a una società
privata (la Fitness Montecarlo).
Meda S.p.A. ha presentato un piano industriale per la
prosecuzione delle proprie attività.
La più redditizia delle quali, però (la vendita del metano
e dell’acqua) veniva trasferita ed AEB, società della quale
il Comune di Meda diventava socio e alla quale cedeva anche
la rete di distribuzione per chiudere con una transazione
una annosa vertenza legale con il comune di Seregno che
rischiava di costare un patrimonio in spese legali, perizie
ed arbitrati. Anche in questo caso, il Sindaco non voleva
spendere soldi in cause inutili e costose. (Purtroppo è
proprio ciò che invece sta avvenendo adesso in casa nostra
tra Comune e Meda S.p.A., cioè tra madre e figlia:
un’inversione di 180 gradi).
Meda S.p.A. va liquidata
Massimo Torchiana si dimette e all’assessorato al bilancio
gli subentra Massimo Gerosa (che nella foga di dimostrare il
disastro economico-finanziario presenta in Consiglio
Comunale e distribuisce tra il pubblico un prospetto con dei
dati completamente sballati).
Secondo la sua analisi, il piano industriale di Meda S.p.A.
non regge, per cui propone la liquidazione della società;
scelta che il Consiglio Comunale approva il 26 aprile 2004
(delibera n. 15).
Quanto è costata e quanto costerà ai medesi l’avventura
della Meda Servizi Pubblici S.p.A.?
Non lo si sa e non lo si potrà sapere fin tanto che non si
sarà conclusa la liquidazione, perché la S.p.A. |
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vanta dei crediti (che potrebbero anche non venirle
riconosciuti o pagati) e deve vendere dei beni di cui è
proprietaria ma dai quali non sa quanto potrà effettivamente
ricavare. A cominciare dal Centro Sportivo con le relative
piscine, che si scoprono essere state costruite sopra un
condotto fognario e senza rispettare le leggi sulle opere
pubbliche: sarà già un affare trovare qualcuno disposto a
pagarle metà di quanto sono costate. (Il gestore si lamenta
che non “rendono” e non paga le rate dell’affitto).
Il Comune incarica il prof. Dott. Gilberto Gelosa di
redigere una relazione sulla “situazione e prospettive della
liquidazione”. E il 4 novembre 2004 incarica l’avvocato
Alberto Fraccari di “formulare un parere in merito alle
decisioni che il comune, quale socio, dovrà assumere per la
gestione della società”.
Il 16 settembre Gelosa e Fraccari si presentano anche in
Consiglio Comunale ad illustrare le loro conclusioni. Il 15
maggio 2005 l’avv. Fraccari aveva steso un accordo con
l’avvocato della Meda S.p.A. per definire tutte le tappe
della liquidazione, accordo che il Sindaco aveva poi
sottoscritto. Naturalmente anche queste prestazioni
professionali hanno comportato un costo significativo per il
Comune (cioè per i cittadini) di Meda.
Ma alle date previste nell’accordo, il Comune non ha
provveduto ai pagamenti concordati. Il liquidatore della
Meda S.p.A. li sollecita invano.
Fallimento annunciato per Meda
S.p.A.
A febbraio 2006 c’è un rimpasto di Giunta “per dare più
efficacia all’azione di governo … per la “volata finale” che
l’attuale coalizione di maggioranza, unica vera alternativa
alla sinistra e alla Lega Nord locale, si impegna a compiere
per il futuro della nostra città” (dal comunicato stampa
ufficiale): l’avvocato Alberto Fraccari diventa il nuovo
Assessore al Bilancio e alle Società partecipate (cioè
principalmente la Meda S.p.A.).
A metà aprile cambia anche il Segretario-Direttore Generale:
al dott. Giacomo Andolina subentra il dott. Mario
Giammarrusti.
Nuova virata di 180 gradi sulla Meda S.p.A.: non solo non
verranno pagati i suoi debiti, ma il Comune pretende il
pagamento di 2.209.000,00 euro di crediti che vanta nei
confronti della S.p.A..
La prospettiva per Meda S.p.A. è una sola: fallire.
Il fallimento permetterebbe al Comune di insinuarsi fra i
creditori e partecipare a un eventuale riparto di quanto
potrebbe essere ricavato con la vendita delle piscine. (Ma
probabilmente, una volta pagate le parcelle dei vari legali
e consulenti, si avanzerà ben poco o forse nulla).
Il resto è cronaca di questi giorni.
E lo abbiamo anticipato all’inizio: una causa per stabilire
se vanno o meno pagati a Meda S.p.A. i tre milioni e mezzo
di euro che chiede.
Il liquidatore, Massimo Frettoli, si è dimesso. Le assemblee
delle società convocate per sostituirlo sono state rinviate
al 15 settembre.
Avvocato-Assessore in contraddizione con se stesso
Il 26 maggio 2006 si era svolta un’assemblea nella quale il
Comune di Meda, rappresentato dal Sindaco e con la presenza
dell’avv. Fraccari, Assessore al Bilancio, aveva approvato
il Bilancio di esercizio al 31 dicembre 2005.
Una lettera del Comune di Meda, protocollata il 15 maggio
2006 (con il n. 14610) con la quale il dirigente area
Risorse Finanziarie, dott. Giovanni Magni, informava Meda
S.p.A. che “vengono meno gli impegni assunti” (dal Comune
nei confronti di Meda S.p.A.) e con la quale intimava a Meda
S.p.A. di pagare al Comune l’importo di 2.209.199,00 euro, è
stata tenuta nel cassetto e spedita soltanto il 29 maggio
2006, per evitare che l’assemblea del 26 maggio mettesse in
discussione l’approvazione del bilancio 2005.
Il presidente del Collegio Sindacale di Meda S.p.A., rag.
Marco Longoni, il 6 luglio ha scritto una lettera, in parte
letta da Giorgio Taveggia in Consiglio Comunale, nella quale
evidenziava “come questo schizofrenico atteggiamento ha
erroneamente determinato l’organo di controllo nelle sue
valutazioni in merito all’andamento delle operazioni li
liquidazione e finanche nell’approvazione del Bilancio di
esercizio”.
Personalmente, nella mia qualità di Consigliere Comunale, ho
affermato che se Meda S.p.A. deve fallire, l’Assessore
Fraccari deve dimettersi.
Fraccari, infatti, non può starsene tranquillamente seduto
sulla sua poltrona di Assessore: non è l’ultimo politico
sprovveduto catapultato su una poltrona bollente della
Giunta medese; è stato l’avvocato consulente del Comune per
i problemi della Meda S.p.A. e in questa sua precedente
veste ha percepito il relativo compenso per la consulenza da
lui prestata al Comune.
Deve dirci allora quali consigli ha fornito a suo tempo al
Comune in merito alla S.p.A. e se, diventato assessore, li
ha trovati giusti o sbagliati, e quando si è convinto che la
Meda S.p.A. doveva fallire, e perchè non l’ha detto per
tempo (cioè subito, prima di ora), evitando al Comune tutti
i costi delle vertenze giudiziarie, delle parcelle legali e
del protrarsi della gestione della liquidazione, costi dei
quali è evidentemente responsabile o come avvocato
consulente (per avere fornito consigli sbagliati, se erano
tali) o come assessore (per non aver messo in pratica
consigli giusti, se invece erano tali); perché, in ogni
caso, il Comune ha subito un danno erariale, che va
segnalato alla Corte dei Conti.
Come Assessore, ha poi il dovere di avviare tutti gli atti
necessari a richiedere il risarcimento di questo danno e –
se si trovasse (come sembra) in evidente conflitto di
interessi, nel caso avesse concorso a causarlo – avrebbe
anche il dovere di dimettersi.
Corrado Marelli |
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Di
pochi euro o di molti milioni, quei danni devono essere
risarciti |
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Signor Sindaco,
nel Consiglio Comunale del 18 marzo l’Assessore al Bilancio
Massimo Gerosa ha distribuito un prospetto di conti nel
quale si affermava che la realizzazione delle piscine sopra
il collettore fognario aveva comportato una svalutazione
dell’impianto di € 1.188.953,50 (su un costo totale di €
3.471.510,00).
Nel successivo Consiglio Comunale del 22 aprile,
l’Assessore, pur riconoscendo di avere commesso “un errore
concettuale nel conteggio del danno subìto dal Comune”, ha
aggiunto: “sbagliate quando dite che la responsabilità del
danno è da ricercare solo nella sfortunata vicenda economica
della Meda Servizi Pubblici S.p.A., perché essa è da
ricercare nella complessiva responsabilità politica della
passata amministrazione” … “Ho apportato una svalutazione
del 50% sul valore del Centro Sportivo … alla luce del fatto
che le piscine sono state costruite sopra il condotto
consortile della fognatura, perché il valore di mercato in
questo modo è stato oggettivamente intaccato da questa
servitù. Questa cosa è emersa solo nel novembre 2003”. E
ancora: “Voi commettete un errore se sostenete che il danno
arrecato al Comune sia una tesi puramente politica, cioè
un’idea o meglio un’invenzione di questa Amministrazione …
come se diceste ai cittadini medesi che i fatti che sono
successi non sono importanti”, per concludere: “Io credo che
tutti noi qui presenti, maggioranza e minoranza, dobbiamo
avere il coraggio di dare un valore politico ed economico a
questi fatti, altrimenti neghiamo l’evidenza”.
Per questo, mi hanno colpito negativamente sia la
sfuggevolezza del Presidente della Meda S.p.A. Massimo
Frettoli alla domanda formulatagli in questa sala se avesse
intrapreso un’azione (ed eventualmente quale) per chiedere
il risarcimento del danno, sia la notizia di una certa
renitenza da parte di alcuni rappresentanti della
maggioranza in Commissione d’Inchiesta ad approfondire le
cause e le responsabilità dei gravi danni che
l’Amministrazione Comunale – come ha dichiarato l’Assessore
Gerosa – ha subìto.
Ora, io credo che i fatti che sono successi siano molto
importanti e anche molto gravi. I Cittadini medesi hanno
sofferto un danno di diversi miliardi. E alla fine della
liquidazione della Meda S.p.A. si potrà constatare se sarà
stato di 1.189.000 euro o di diversa entità. Di pochi euro o
di tanti milioni, quel danno – come tutti i danni illeciti –
deve essere risarcito dai responsabili. |
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Dall’ultimo numero di Città di Meda notizie abbiamo appreso
che l’azione di responsabilità civile nei confronti dei
precedenti amministratori della Meda S.p.A. è stata
depositata in data 14.05.2003 e che il Comune ha depositato
un esposto alla Corte dei Conti il 20.05.2003. Questi atti
giudiziari non potevano quindi riferirsi a un danno, come ha
affermato l’assessore Gerosa, “emerso solo nel novembre
2003”.
Chiedo quindi a Lei, signor Sindaco, di impegnarSi per
ottenere a Meda il risarcimento del danno subìto. Oltre ad
essere Suo dovere, è anche un preciso impegno richiesto con
una mozione votata dal Consiglio Comunale in occasione del
ripiano delle perdite e della ricostituzione del capitale
della Meda S.p.A.: agire in tutte le sedi, comprese quelle
giudiziarie.
In questi giorni abbiamo appreso delle richieste di rimborso
indirizzate dalla Corte dei Conti ai precedenti
amministratori e ai funzionari per spese illegittime
relative a viaggi all’estero.
Le do pubblicamente atto di esserSi comportato ben
diversamente, pagandoSi personalmente il viaggio a Betlemme,
dove pure andava a portare un dono a nome di tutto il nostro
Comune.
Ma la Sua onestà personale e la Sua correttezza non bastano:
se tollerasse che, per qualche riguardo o per qualche
convenienza, venissero insabbiate le responsabilità dei
fatti denunciati e dei danni subìti, Lei si renderebbe
connivente con tali responsabilità.
(Lo stesso vale naturalmente per il Presidente della Meda
S.p.A. Massimo Frettoli).
Io rappresento una lista civica, una lista di semplici
cittadini a cui non interessano le convenienze e i riguardi
per i legami politici, ma solo ed esclusivamente il bene del
paese.
Le chiedo pertanto di dare al Consiglio Comunale la Sua
assoluta garanzia che nulla verrà trascurato per accertare
le responsabilità e per ottenere il risarcimento dei danni
subìti dal Comune e dai cittadini medesi.
Grazie
Corrado Marelli
Consigliere Comunale
Meda, 29 giugno 2004 |
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Questa volta non si può equivocare. A pronunciarsi sulla
(s)correttezza della procedura di esecuzione degli impianti
sportivi dello "Sport Village" di via Icmesa è il Servizio
Ispettivo dell'Autorità per la Vigilanza sui Lavori
Pubblici, che l'8 luglio ha inviato una lettera con la copia
della propria deliberazione n. 42 del 28 aprile 2005.
I lavori di realizzazione delle piscine sono stati fatti
eseguire dall'allora presidente della Meda S.p.A. Alvaro
Piazza in barba alla Legge 109/94 (cosiddetta "Merloni") che
ne prescriveva l'affidamento mediante pubblica gara
d'appalto.
Più volte in Consiglio Comunale è stata sollevata questa
questione. In particolare, l'ex Sindaco Giorgio Taveggia e
il capogruppo della Lega Luca Santambrogio hanno sempre
rivendicato la correttezza della procedura adottata dalla
Meda S.p.A. che, essendo una società per azioni di diritto
privato, a loro dire non era tenuta ad osservare le
disposizioni della Legge Merloni sulle opere pubbliche (la
Meda S.p.A. era stata creata proprio per questo motivo!). Di
parere opposto i consiglieri Daniele Asnaghi (Forza Italia)
e Rina Del Pero (Meda per Meda).
Sta di fatto che le piscine e gli altri impianti sportivi,
per i quali all'inizio era stata preventivata una spesa
inferiore ai due miliardi di lire, alla fine sono venuti a
costare più di cinque miliardi. I lavori sono stati eseguiti
da un consorzio di ditte "amiche" dell'allora
amministrazione comunale leghista.
E ora, per ironia della sorte, da Roma "ladrona" arriva una
lettera chiara e precisa, indirizzata alla Meda Servizi
S.p.A., al Comune di Meda (che aveva istituito una
commissione d'inchiesta - presieduta dalla consigliere Rina
Del Pero - le cui conclusioni erano state trasmesse
all'Autorità) e al geometra Luigi Giovanni (Gianni) Donà,
già Assessore ai Lavori Pubblici "silurato" dal Sindaco
Taveggia nel giugno 1995, estensore di un esposto (in data
29 giugno 2004) da cui era partita l'ispezione
dell'Autorità.
Le cui conclusioni - come abbiamo detto all'inizio - sono
chiare ed inequivocabili, ma anche molto pesanti:
"… Tenuto conto: … che l'esecuzione dei lavori è stata
affidata in via diretta al Consorzio Medese 2000,
costituitosi nel dicembre 2000 e composto dalla stessa MSP
insieme alle ditte Filardi, Mistrangeli, Lucadamo, Zanella;
… che, con atto notarile 31/12/2003, è stato costituito un
diritto di superficie sulle aree su cui erano costruiti gli
impianti, per la durata di trent'anni, alla scadenza dei
quali gli impianti sarebbero divenuti proprietà comunale; …
che è pendente presso il Tribunale Civile di Monza un
giudizio avente ad oggetto l'azione di responsabilità
promossa da MSP nei confronti degli ex amministratori ed è,
altresì, pendente un procedimento penale a seguito di
esposto presentato dagli attuali amministratori …
Rilevato - in merito alle modalità di realizzazione - che
la Meda Servizi Pubblici S.p.A. ha ampliato in modo
significativo le proprie competenze con la convenzione del 6
settembre 2000 (l'art. 3 include anche la "realizzazione,
manutenzione e gestione impianti sportivi"; l'art. 6
specifica che "i servizi oggetto del presente contratto sono
da considerarsi ad ogni effetto servizi pubblici locali e
costituiscono attività di pubblico interesse, sottoposti
quindi alla normativa in vigore") … |
|
Tale convenzione, sottoscritta nel settembre 2000, prende
spunto proprio dalla realizzazione degli impianti in
argomento, dei quali era già stata compiuta la progettazione
(aprile 2000). Infatti nel luglio 2000 MSP aveva comunicato
allo studio professionale che l'opera poteva essere
appaltata con procedura privata proprio in forza di una
convenzione con il Comune (accordo ancora da sottoscrivere
al momento della comunicazione).
L'affidamento dei lavori alla s.p.a. pubblica non le
consentiva comunque di prescindere dall'espletamento di una
procedura ad evidenza pubblica. …
La natura pubblica dei lavori è espressamente evidenziata
anche nella convenzione e trova conferma nelle modalità di
finanziamento dell'intervento con mutuo rilasciato dalla
Cassa Depositi e Prestiti (organismo istituzionalmente
preposto al finanziamento dei lavori pubblici) e
nell'effettuazione del collaudo finale secondo le modalità
degli appalti pubblici.
Pertanto MSP avrebbe dovuto affidare i lavori mediante
procedura di gara e non invece, in via fiduciaria, ad un
consorzio appositamente costituito nel dicembre 2000
(Consorzio Medese 2000) dalla medesima società committente
(affidamento diretto avallato e consentito dalla stessa
amministrazione comunale), … che deve quindi ritenersi
illegittimo.
Un ulteriore profilo di illegittimità discende dal fatto che
le strutture sportive sono state realizzate in mancanza di
idoneo titolo di possesso dell'area. …
Per i fatti sopra esposti appare censurabile tanto il
comportamento di MSP che quello dell'Amministrazione
comunale, per non aver perseguito il pubblico interesse,
dando anzi luogo alla possibilità di un danno erariale a
carico dell'Amministrazione comunale in relazione a: 1) il
maggior risparmio che si sarebbe avuto attraverso il
confronto concorrenziale per l'esecuzione delle opere; 2) i
debiti di bilancio della società MSP che verranno a
incombere sull'amministrazione comunale; 3) i maggiori costi
per far fronte ai problemi derivanti dalle interferenze tra
gli impianti sportivi e il sottostante collettore fognario;
4) l'eventuale minusvalenza, nel caso di vendita della
piscina ai privati, dovuta al minor valore commerciale
dell'opera per il fatto di essere stata realizzata sopra il
collettore fognario. …
Il Consiglio rileva che l'affidamento dell'intervento in
oggetto è avvenuto in violazione della legge 109/94 che
prescrive l'attuazione di procedure ad evidenza pubblica …
Dispone la segnalazione alla procura regionale della Corte
dei Conti per le ipotesi di danno erariale che potrebbero
configurarsi."
Intanto, con una lettera del 15 marzo 2005,
L'Amministrazione comunale ha comunicato al liquidatore
della Meda Servizi S.p.A. il proprio "interesse" ad
acquistare gli impianti sportivi per complessivi "€
1.600.000,00 oltre ad IVA se ed in quanto dovuta".
Corrado Marelli
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Finalmente si
concretizza ciò che avevamo proposto quattro anni fa: la
realizzazione della piazza-parcheggio pubblico tra le vie
XXV Aprile-Dante-Nazario Sauro sarà terminata entro
l'autunno, così come i sottostanti box interrati (privati)
di proprietà dei soci della Cooperativa Case Popolari.
La storia di questa tormentata vicenda, iniziata nel 1989
con un contratto di permuta fra la Cooperativa Case Popolari
e la società Il Brengognone, è stata descritta su Medinforma
di luglio 2002 (pag. 2), che terminava così: "Per completare
la realizzazione dei box interrati i 35 soci dovrebbero
affrontare una spesa di circa 200.000 euro (400 milioni di
lire): diventerebbero contemporaneamente anche proprietari
di una piazza (privata) con 67 posti auto in superficie: un
parcheggio privato. 400 milioni di lire è la somma che il
Comune di Meda ha speso per acquisire la proprietà di
quell'area in vicolo Comunale (piazza Municipio) con
sottostanti box privati, dove potrebbero essere parcheggiate
non 67, ma solo 7 auto (un decimo)!
La lista civica Meda Domani si è fatta quindi promotrice di
una proposta alla Giunta e all'Assessorato ai Lavori
Pubblici per una permuta, questa volta fra il Comune e la
Cooperativa Case Popolari: il Comune completi la
realizzazione dei 70 box per i soci della cooperativa in
cambio della cessione della piazza con i 67 posti per i
parcheggi. Con una spesa modesta (pari a quella sostenuta
per ottenere - in piazza Municipio - |
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l'equivalente di un decimo
di quell'area) si otterrebbero un recupero di standards e la
soluzione di due problemi sentiti nel quartiere: creare
parcheggi ed eliminare un degrado che si trascina ormai da
oltre dieci anni."
Possiamo completare la storia con gli ultimi capitoli. La
nostra proposta non ha trovato subito accoglienza presso
l'Amministrazione, che probabilmente sperava proprio ciò che
noi temevamo: di acquisire quell'area "gratis"
(apparentemente) come cessione di "standards" del nuovo
Brengognone o della futura edificazione nella proprietà
dell'ex trancia Motta (oggi interessata da un P.I.I.).
Soluzione che invece a noi sembrava una doppia rinuncia:
allo standard proprio delle relative iniziative immobiliari
o urbanistiche e a una opportunità di standard disponibile
"a breve". Abbiamo pertanto condizionato il nostro voto a
favore della variante di destinazione d'uso necessaria per
la vendita del Palazzo a vetri del CentroMeda
all'accoglimento della nostra proposta per la
piazza-parcheggio.
E l'abbiamo spuntata.
Corrado Marelli
Consigliere Comunale
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Il calvario del Difensore Civico |
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Il Difensore Civico, questo sconosciuto. Molti non sanno chi
sia. Molti lo confondono con il Giudice di Pace. Nei comuni
che ce l’hanno, la maggior parte dei cittadini lo considera
un avvocato al quale rivolgersi gratuitamente: una specie di
gratuito patrocinio generalizzato.
Forse perché l’organizzazione e il funzionamento della
giustizia, per il cittadino comune, sono piuttosto
complicati.
Forse perché molto spesso come Difensore Civico viene
nominato proprio un avvocato. Eppure in altri campi – dove
la specializzazione è un fatto normale – anche se le cose
sono altrettanto complicate, i cittadini hanno imparato a
distinguere molto bene le diverse figure professionali.
Prendiamo ad esempio la medicina: un cardiologo, un
pediatra, un otorino o un ginecologo sono tutti medici
(tutti “dottori” come si dice nel linguaggio comune), ma
nessuno si rivolgerebbe all’uno piuttosto che all’altro
specialista. E anche quando gli specialisti hanno nomi
simili, nessuno va dal pediatra invece che dal podologo o
dall’ortopedico anziché dall’ortottista.
Il Difensore Civico si occupa solo di materia
amministrativa e tutela il cittadino dalle illegalità che
possono essere state commesse ai suoi danni
dall’amministrazione pubblica (ovvero dal “potere”).
Nell’Europa del nord si chiama “ombudsman” e fu istituito
per la prima volta dalla Costituzione svedese nel 1908 “come
organo di controllo del parlamento sull’attività di governo
del re” (Bobbio, Matteucci, Pasquino: “Dizionario di
politica”).
Il Comune di Meda non si è ancora dotato di un proprio
Difensore Civico.
La decisione di dotare anche il nostro comune del Difensore
Civico viene presa con il nuovo Statuto, approvato dal
Consiglio Comunale il 23 giugno 2005; ma non viene messa in
pratica.
Il nuovo Statuto prevedeva anche altre novità: dava la
possibilità al Sindaco di nominare un assessore in più (il
settimo) rispetto ai sei che fino allora componevano la
Giunta e prevedeva di istituire il Collegio del riesame, al
quale i Consiglieri Comunali potessero rivolgersi quando
ritenevano che una delibera (della Giunta) fosse
illegittima.
Il settimo assessore (Elia Stilo) è stato nominato a metà
ottobre 2005 (sul periodico “Città di Meda Notizie”
l’annuncio è stato dato in prima pagina col titolo: “Con
Elia Stilo cresce la squadra di Giunta”. Ovvio).
Per il Difensore Civico vedremo come è andata a finire; del
Collegio del Riesame non se ne è fatto nulla, nonostante
qualche sollecito dei consiglieri comunali di Area Laica.
Il 12 gennaio 2006 la consigliere Adriana Marenzi ha
presentato una mozione “per la nomina del Difensore Civico”.
Il 26 gennaio la mozione è stata approvata all’unanimità
dal Consiglio Comunale, Sindaco compreso.
L’art. 43 dello Statuto stabilisce che “il Difensore Civico
è nominato dal Consiglio Comunale … a scrutinio segreto e a
maggioranza dei 2/3 dei consiglieri." (comma 1) "Qualora la
predetta maggioranza non venga raggiunta, la votazione è
ripetuta in successive sedute da tenersi entro 30 giorni e
si intenderà eletto il Candidato che dopo la seconda
votazione ottiene la maggioranza assoluta dei voti dei
consiglieri assegnati ivi compreso il Sindaco” (comma 2).
Fra i 22 candidati che hanno risposto al bando ed hanno
inviato il loro curriculum c’è anche la sorella (Marta
Cerliani) di un consigliere comunale di maggioranza (Amedeo
Cerliani), capogruppo di Forza Italia). E c’è anche un
avvocato di Seregno (Maria Paola Borgonovo), socio di studio
di Lara Longhi, fino a qualche mese prima capogruppo di
Forza Italia, che ha lasciato il Consiglio Comunale perché
in dolce attesa. Nessuna delle due ha esperienza di diritto
amministrativo.
Il Consiglio Comunale vota la nomina per la prima volta il
9 febbraio 2006: il consigliere Cerliani non può partecipare
alla votazione per incompatibilità con la candidatura della
sorella. La maggioranza dispone quindi solo di dieci voti.
Che vanno a Maria Paola Borgonovo. Ma dieci voti non
bastano; ne occorrono quattordici.
Non bastano neppure il 13 marzo, quando si svolge la
seconda votazione, con lo stesso risultato.
Il 30 marzo la nomina del Difensore Civico torna in
Consiglio Comunale per la terza volta: per l’elezione
bastano (occorrono) undici voti. La maggioranza però (per
l’incompatibilità di Cerliani) ne dispone solo di dieci. Che
vanno nuovamente (e inutilmente) a Maria Paola Borgonovo. Ma
questa volta il presidente del Consiglio |
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Comunale ritiene che la votazione debba essere ripetuta fino
a quando non dia esito. Ritiene infatti che, se tutto il
Consiglio Comunale ha deliberato all’unanimità di nominare
il Difensore Civico e se lo Statuto fissa un termine di
trenta giorni dalla prima votazione per arrivare ad
eleggerlo, il Consiglio Comunale ha il dovere di eleggerlo,
come il Conclave con il Papa. Altrimenti il Difensore Civico
Meda se lo può scordare, con buona pace della volontà
unanime del Consiglio e del termine fissato dallo Statuto.
Ma la minoranza non è disposta a votare un avvocato socio
della ex-capogruppo di Forza Italia, e la maggioranza non è
disposta a cambiare candidato.
Succede di tutto: ogni tanto la maggioranza abbandona l’aula
consiliare per dieci minuti e rientra poco prima che la
seduta venga sciolta. Ad un certo punto compare una scheda
in più con un maldestro tentativo di broglio elettorale. La
maggioranza vorrebbe che la votazione venisse abbandonata.
Il presidente è solo disposto a sospenderla e a rinviarla al
lunedì successivo, 3 aprile. La votazione viene fatta
ripetere per ventotto volte.
Finché alle 3.30 del mattino la maggioranza abbandona l’aula
determinando lo scioglimento del Consiglio (e
l’impossibilità di proseguire la seduta e la trattazione
dell’argomento il successivo lunedì 3 aprile). (Questa
seduta del Consiglio Comunale è stata utilizzata dalla
maggioranza come pretesto per revocare il Presidente del
Consiglio Comunale, ma qui la cosa non ci interessa.
Seguiamo la vicenda del Difensore Civico).
Il Consiglio Comunale viene nuovamente convocato per il 20
aprile: la nomina del Difensore Civico è il secondo
argomento dell’ordine del giorno.
E qui si verifica un colpo di scena: il nuovo Segretario
Comunale, dott. Mario Giammarrusti, fa pervenire a tutti i
Consiglieri una lettera nella quale afferma che la eventuale
nomina del Difensore Civico sarebbe un atto illegittimo.
L’argomento viene ritirato, non senza qualche osservazione
critica da parte dei Consiglieri (in particolare Adriana
Marenzi e Piero Caronni) che chiedono come mai il precedente
Segretario Comunale, dott. Giacomo Andolina, non abbia
rilevato la illegittimità anche per le precedenti votazioni
e – soprattutto – se non ci siano allora anche altri atti
illegittimi compiuti dall’Amministrazione che non siano
stati rilevati come tali dal precedente segretario. In altre
parole: abbiamo fatto male a fidarci per quattordici anni
del parere del dott. Andolina?
La questione finisce anche sui giornali e anche sotto gli
occhi del dott. Andolina, che nel frattempo è diventato
Segretario Generale del Comune di Varese.
Andolina prende carta e penna e scrive ai Consiglieri per
rivendicare la correttezza del proprio operato e contestare
il parere del suo successore: la nomina del Difensore Civico
non sarebbe stata illegittima, se poi l’Amministrazione ne
aveva previsto la copertura della spesa nel bilancio che
all’epoca doveva ancora essere approvato.
Ma l’Amministrazione ha invece presentato un bilancio in cui
per pagare le spese del Difensore Civico non è previsto
neanche un centesimo.
E’ chiaro quindi che l’Amministrazione non lo vuole.
Il 12 maggio però i consiglieri di minoranza del Consiglio
Comunale tornano all’attacco sull’argomento e chiedono che
la nomina venga portata in Consiglio Comunale e venga
discussa. Fedele Consonni, vice-presidente del Consiglio
Comunale, incaricato di predisporne l’ordine del giorno, non
lo inserisce. Le minoranze denunciano l’omissione al
Prefetto e Corrado Marelli, non ancora sfiduciato come
Presidente, invita Consonni a reinserire l’argomento
all’ordine del giorno.
Così infatti avviene.
Ma adesso la nomina del Difensore Civico è scivolata dal 2°
al 21° posto tra gli argomenti da trattare.
Intanto il 18 maggio il Sindaco ha scritto a tutti i 22
candidati che “il nostro Comune ha deciso l’annullamento
della procedura in essere per aver riscontrato dei vizi
formali”.
Riuscirà il Comune di Meda a dotarsi di un Difensore Civico
(possibilmente libero e indipendente)?
Corrado Marelli
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Qualcosa è cambiato, a Meda, nel Palazzo; anzi un po’ tutto:
il Consiglio Comunale, la Giunta, il Palazzo. Vediamo. Ho
cominciato questa analisi quando ero ancora Presidente del
Consiglio Comunale, cioè prima che venisse approvata la
mozione della mia revoca, e vorrei cercare di farmi
condizionare il meno possibile da questo evento, facendo
un’analisi obiettiva dei fatti.
Il Consiglio Comunale, in questi quattro anni dalle
elezioni amministrative del 2002, ha subito molti scossoni,
con un’accelerazione particolare in queste ultime settimane.
Nel 2002 il Consiglio Comunale era composto da 13
consiglieri di maggioranza (compreso il Sindaco) e da 8 di
minoranza. Da oltre due anni – in seguito al distacco da
Forza Italia di Piero Caronni e Diego Fallara, che sono
passati all’opposizione e hanno costituito il gruppo Area
Laica – i rapporti sono diventati di 11 (consiglieri di
maggioranza) a 10 (di minoranza). Mentre nei banchi della
minoranza non ci sono stati avvicendamenti, in quelli della
maggioranza si sono verificati diversi cambiamenti.
Franco Gattoni ha lasciato il seggio del PRI a Walter
Furlan, che a sua volta l’ha lasciato a Silvano Cavané. Ai
due consiglieri di AN (Elia Stilo e Ugo Busnelli) sono
subentrati Giorgio Mastrapasqua e Tijen Kandemiroglu, e
infine in Forza Italia Lara Longhi ha lasciato il posto a
Corrado Spinelli.
Sfortunatamente, i nuovi arrivati non erano bene informati
(forse non potevano nemmeno esserlo) di quanto avevano fatto
e deciso i loro predecessori che, quasi tutti, avevano
ricoperto un ruolo non solo in Consiglio Comunale, ma anche
nella Conferenza dei Capigruppo - dove vengono presi gli
accordi sul funzionamento del Consiglio Comunale - e nelle
Commissioni Consiliari (che sono le propaggini del
Consiglio), dove vengono trattati e approfonditi molti degli
argomenti che poi vengono discussi in aula. Argomenti che, a
ben guardare - se si eccettuano i bilanci che per legge
vanno esaminati almeno tre volte all’anno (il preventivo a
marzo, il consuntivo a giugno e la verifica degli equilibri
a settembre) - non sono stati molti: qualche variante
urbanistica, un paio di lottizzazioni, un piano integrato
(Mascheroni), lo Statuto e alcuni regolamenti minori.
Perché, in realtà, il Consiglio Comunale, non può decidere
granchè per il governo della città: a questo provvedono il
Sindaco e la Giunta, con larga autonomia decisionale.
Eppure il Consiglio Comunale conserva una propria
importanza. Perché è il luogo della democrazia e il momento
della verifica e della verità.
La democrazia, correttamente intesa, non è il governo del
popolo (anche le dittature del proletariato lo erano) né il
governo della maggioranza (nel senso che governa chi ha
ricevuto un’investitura dalla maggioranza al momento delle
elezioni), ma è un metodo per governare con il consenso dei
cittadini. E il Consiglio Comunale è il luogo in cui chi
governa (cioè il Sindaco e la Giunta) verifica se ha il
consenso della maggioranza dei (rappresentanti dei)
cittadini.
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E lo fa in pubblico, con affermazioni e impegni che i
cittadini lì presenti possono giudicare e valutare se siano
veri o falsi, ipocriti o sinceri: credibili o meno.
In questo senso, chi governa a Meda ha dato l’impressione di
considerare i passaggi in Consiglio Comunale come una
incombenza fastidiosa, possibilmente da evitare; mentre
l’opposizione ha cercato di provocare un costante confronto
per mettere in luce manchevolezze, errori e contraddizioni
dell’operato del Sindaco e della Giunta e quindi metterli in
difficoltà. E’ incontestabile che con il tempo si sono
intensificate mozioni e interrogazioni, ma è altrettanto
vero che le decisioni più importanti (bilanci, Piano di
Inquadramento dei Programmi Integrati, ecc.) sono state
spesso affrontate ad orari impossibili (da mezzanotte alle
3.30 del mattino).
Con il mutamento dei rapporti di forza fra maggioranza e
opposizione, la prima ha cambiato atteggiamento: non più il
rispetto di regole concordate, per cui il Consiglio si
svolge in un giorno fisso (il giovedì), si sospende a
mezzanotte e prosegue il lunedì successivo, giorno per il
quale è prevista anche la eventuale seconda convocazione nel
caso che in prima convocazione mancasse il numero legale, ma
un Consiglio Comunale convocato di volta in volta, nel
giorno più comodo alle esigenze del Sindaco, solo dopo aver
verificato che nessun consigliere di maggioranza sia assente
per impegni.
Su questo numero pubblichiamo un’intervista a Fedele
Consonni, presidente della Commissione Regolamenti e
Statuto, vicepresidente del Consiglio Comunale e candidato
della maggioranza a sostituirmi quale nuovo Presidente, che
cerca diplomaticamente di giustificare questo principio: “La
convocazione del Consiglio deve facilitare il più alto
numero di presenze” (cioè: se ci sono tutti i consiglieri
della maggioranza e manca qualcuno della minoranza si può
convocare il Consiglio; viceversa, se ci sono tutti quelli
della minoranza ma ne manca anche uno solo della
maggioranza, allora non si può convocarlo. Non è forse così,
collega Consonni?).
Questo è ciò che veniva richiesto al Presidente del
Consiglio e che il sottoscritto in questa veste si è sempre
rifiutato di concedere, perché riteneva che i Consiglieri di
maggioranza e di minoranza devono avere gli stessi diritti e
gli stessi doveri.
Anche la minoranza si è adeguata.
Secondo la legge infatti un quinto dei Consiglieri (a Meda
quindi ne bastano quattro) hanno lo stesso peso del Sindaco:
possono cioè chiedere la convocazione del Consiglio Comunale
e il Presidente del Consiglio “è tenuto” (così dice la Legge
267/2000) a convocarlo entro 20 giorni dalla richiesta.
I Consiglieri di Area Laica e Lega Nord hanno cominciato a
richiedere sistematicamente la convocazione di un Consiglio
Comunale ogni venti giorni. E questo, per la maggioranza, è
troppo!
Corrado Marelli |
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Con i soli voti favorevoli della maggioranza (Forza Italia,
AN, PRI, UDC) e con i voti contrari di tutti gli altri
Consiglieri di minoranza (Lega Nord, Area laica, Meda per
Meda, Sinistra e Ambiente, Meda Domani) il Consiglio
Comunale di giovedì 19 ottobre ha approvato tre nuovi
Programmi Integrati di Intervento (P.I.I.) che consentiranno
di edificare, in centro città, volumetrie considerevolmente
maggiori di quelle previste dal Piano Regolatore Generale.
Le nuove edificazioni riguardano l’area ex-Baserga di via
Mazzini, l’area “Colombo Umberto” in via Indipendenza (dopo
il distributore Q8) e l’area “Pentasia” via San Fedele.
L’intervento sull’area ex Baserga è il più centrale e anche
quello che più stravolgerà la vita della nostra città.
Infatti, come si legge nella Relazione, “l’ambito urbano in
cui si inserisce la proposta di P.I.I. è storicamente lo
“spazio centrale” della città”, che gode di servizi ed
attrezzature quali il Municipio, l’ASL, l’ufficio postale,
la stazione delle Ferrovie Nord, uffici bancari e
assicurativi, attività commerciali e di servizi, un “Urban
Center” (l’ex-cinema Radio-Mirage), scuole ed edifici di
culto: il cuore pulsante del paese.
La relazione riconosce che “attualmente il “luogo urbano”
soffre di un inadeguato dimensionamento dei parcheggi e
dell’assenza di percorsi pedonali, di adeguati spazi
attrezzati e di un “sistema di arredo urbano”.
Come intende rispondere a queste carenze il P.I.I.
dell’area ex-Baserga? Chi si aspettava una proposta analoga
a quella dell’area ex Mascheroni (cessione della villa al
Comune e creazione di un ampio spazio pubblico in cambio
della concessione di un aumento delle volumetrie) resterà
deluso.
Il P.I.I. è un progetto che interessa una superficie
territoriale complessiva di 3.338,62 mq con accesso da via
Mazzini, oggi occupata dai capannoni abbandonati di
un’azienda che da tempo ha cessato l’attività (ex Baserga) e
da una pregevole villa in stile liberty. Quest’ultima, che
occupa 1.376,57 mcubi, viene ristrutturata e mantenuta
privata. Inoltre l’intervento di Programma Integrato prevede
la realizzazione di un nuovo insediamento di 9.307,01 metri
cubi che – sommati a quelli della villa – porterebbero a un
totale di 10.683,58 mcubi di edificato, con un indice
volumetrico di 3,2 mc/mq.
Il Piano Regolatore Generale attualmente in vigore assegna
a quell’area un indice volumetrico di 2 mc/mq. Ma detto
così, è un linguaggio per addetti ai lavori. Che cosa vuol
dire? Significa che con il P.I.I. si permette di edificare
nel cuore della città il 60% in più di quanto è previsto dal
P.R.G..
Siamo di fronte a una nuova cementificazione: appunto
10.683,58 mcubi in luogo dei 6.677,24 previsti dal PRG. Ma
non solo: anche più abitanti e meno servizi.
Sì, perché il Piano Regolatore vigente impone che il 35%
dei volumi consentiti sia destinato a insediamenti
commerciali.
Quindi prevede (solo) 4.340,24 mcubi di residenziale
(6.677,24 – 35% = 4.340,24), equivalenti a 43 abitanti
teorici (dove oggi non ce n’è nessuno), mentre il P.I.I.
riduce i volumi commerciali a 1.825,59 mc (appena il 17% dei
volumi consentiti, invece del 35% previsto dal PRG) e
consente l’edificazione di 8.858 mc di residenziale (cioè
appartamenti), corrispondenti a 88 abitanti teorici: più del
doppio. |
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Che cosa riceve la città in cambio di queste concessioni? In
teoria, due “vantaggi”: un parcheggio pubblico e un po’ di
soldi (mezzo milione di euro). I nuovi fabbricati
raggiungeranno l’altezza di 15,30 metri (5 piani, contro il
massimo di 9,00 metri previsto dal PRG) e solo il 60% dello
standard richiesto verrà ceduto, mentre il restante 40%
verrà in parte monetizzato (cioè pagato 122,78 euro al
mquadro, contro un valore commerciale sei o sette volte
superiore) e in parte “convenzionato”.
Con la media di autovetture (almeno 2 auto ogni tre persone)
possedute oggi dalle famiglie agiate (le uniche che possono
permettersi un appartamento nuovo in centro), nel complesso
residenziale arriveranno almeno 60 nuove auto, senza contare
quelle dei commercianti e dei commessi dei nuovi negozi (600
mq circa): non è lontano dalla realtà ipotizzare la presenza
di 80-100 nuove auto. Ebbene, il parcheggio pubblico
disponibile è dimensionato per 28 autovetture: non basterà
neppure per le auto dei clienti dei nuovi negozi!
Quanto poi il parcheggio potrà essere effettivamente
“pubblico” dipende anche dalla sua collocazione: ingresso da
una “porta” aperta in via Mazzini, attraversamento del
cortile del nuovo complesso e di un ponte sul Tarò e uscita
a senso unico su via Matteotti, nello spazio angusto posto
fra la scuola materna e il fabbricato già ristrutturato dove
è ubicato una negozio di intimo. Considerata la sua
pericolosità, l’uscita – a 20 metri dal semaforo e dal
passaggio a livello – sarà a sua volta regolata da un
semaforo!
I soldi verranno “convertiti” in lavori, cioè verranno
“versati” mediante la realizzazione di opere: 137.309 euro
corrispondono alla realizzazione dell’area a parcheggio
pubblico, 407.367 euro alla ristrutturazione del fabbricato
ex-Mascheroni acquisito dal Comune con il relativo P.I.I.
(per un totale di 544.676 euro) e altri 44.058 euro ai
lavori di sistemazione del Tarò nel tratto che attraversa
l’area del P.I.I.. E’ previsto anche un percorso pedonale
privato “a servizio” dei negozi, che verrà aperto e chiuso
(per motivi di sicurezza) quando lo saranno anche i negozi.
La domenica, quindi, non si passeggia.
In questo modo verranno compensati gli oneri di
urbanizzazione primaria e secondaria e si accetta che, in
cambio dei soldi, peggiori ulteriormente la qualità della
vita in centro.
Il progettista del P.I.I. è l’architetto Osvaldo De Martin,
coordinatore locale di Forza Italia.
Corrado Marelli |
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Sta per concludersi un’amministrazione e fra poco i medesi
saranno chiamati al voto per eleggerne una nuova. I partiti
e i candidati sindaco presenteranno i propri programmi agli
elettori, cercando di intercettare le loro aspettative.
Che cosa vogliono i cittadini medesi? O meglio: che città
vogliono i medesi?
E’ la domanda che sta alla base anche del lavoro di
revisione del nuovo Piano Regolatore, che adesso si chiamerà
Piano di Governo del Territorio.
I primi incontri del professionista incaricato sono stati
poco pubblicizzati e si sono ridotti a propaganda o a
riflessioni fra gli addetti ai lavori. Quelli, per
intenderci, che vivono progettando e realizzando metri cubi
di edifici da collocare nel territorio. Cioè quelli che il
territorio lo usano e qualche volta lo sfruttano per
ricavarne il massimo profitto.
Cinque anni fa il Sindaco aveva presentato una propria idea
di come sviluppare il paese, non attraverso una revisione
generale del Piano Regolatore, bensì utilizzando uno
strumento più veloce quali i Programmi Integrati di
Intervento (P.I.I.): avrebbero dovuto assolvere il compito
di riqualificare il centro, trasformando le aree produttive
dismesse in nuove zone residenziali di qualità con vantaggi
per tutta la città.
Ma questa logica non ha prodotto i risultati sperati. Di 23
possibili P.I.I. individuati dall’Amministrazione, ne sono
stati presentati solo 5 (il 20%): ex-Mascheroni, ex-Baserga,
Colombo, Pentasia e Area “Roundsquare” in via Adua (ex
proprietà Busnelli). E tuttavia il livello di edificazione è
stato tale da avere sempre sfondato in aumento le previsioni
di entrata degli oneri di urbanizzazione. |
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Dei cinque programmi presentati, tre non portano alcun
beneficio alla città, ma piuttosto nuovi problemi in termini
di traffico, carenza di posteggi, mancanza di verde.
Tuttavia, poiché consentono di edificare volumi aggiuntivi
rispetto a quanto previsto dal Piano Regolatore, hanno
solleticato la fantasia dei progettisti e gli appetiti degli
immobiliaristi che hanno intravisto possibili maggiori
guadagni e hanno proposto altri P.I.I. anche dove non
previsti e/o non necessari. In via Magenta si è avanzata la
proposta di riconoscere destinazione pubblica a un’area che
spetta al Comune (perché promessa in cessione da 30 anni)
solo a condizione di poter costruire in deroga al PRG.
Anche gli altri proprietari sono presi dalla stessa
aspettativa e rivendicano i loro metri cubi, anche
all’interno del Parco (e l’UDC li asseconda e sponsorizza).
La maggioranza FI, AN, PRI, UDC si è dimostrata molto
sensibile (e permeabile) agli interessi degli immobiliaristi
(sacrificando, ancora una volta, la qualità della vita dei
cittadini).
Ma sarebbe il caso di mettere in discussione dalla base il
principio che i capannoni già utilizzati per produrre ed ora
abbandonati e in disuso abbiano il diritto di essere
trasformati in volumi per la residenza (e per di più
aumentati!). Oppure snatureremo completamente la nostra
città, ormai trasformata in quartiere dormitorio della
metropoli, senza rispetto né dell’ambiente né della qualità
della vita.
Corrado Marelli |
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142.000 euro (dei cittadini) in spese inutili, non sempre
nel rispetto delle norme. Ed è solo l’inizio.
La calura estiva, si sa, porta un po’ ovunque rilassatezza
e un certo rallentamento dell’attività. Non così nel comune
di Meda: in luglio, agosto e settembre, infatti,
l’amministrazione comunale si è rivelata attiva come non mai
nel campo degli acquisti. Dagli atti risultano impegnati
circa 142.000 euro, soprattutto nel settore della tecnologia
e dell’informatica. Ma non solo.
Sulla (in)opportunità di tali spese giudicheranno i
cittadini; qui vogliamo solo fornire qualche dato utile alla
comprensione.
1) Pochi giorni fa gli addetti hanno installato nella sala
consiliare uno schermo al plasma da 65 pollici, per la
modica cifra di 14.280 euro (oltre a costi supplementari per
l’installazione, visto che sono dovuti intervenire due
volte, perché lo stesso Sindaco non era convinto della
necessità dello schermo). Bello è bello, ma… a che servirà?
Quando si parla di bilancio, gli amministratori sottolineano
sempre che non è tempo di vacche grasse, che bisogna tirare
tutti la cinghia, che la vicenda della Meda Servizi ha
drenato risorse ingentissime, ecc. Quindi ci domandiamo: era
davvero necessario? Cerchiamo una risposta nell’atto di
spesa: la ragione indicata per l’acquisto è “la richiesta
del Sindaco e del Direttore Generale”. Ma come?! E il
vantaggio per l’ente? E i benefici per i cittadini?!
Insomma, qual è la motivazione reale che giustifica una
spesa di circa 30 milioni di vecchie lire? Tanto più che il
sindaco Adelio Asnaghi non può certo dirsi un fanatico
dell’alta tecnologia… Intanto attendiamo con ansia i
prossimi Consigli Comunali e vedremo come l’Amministrazione
saprà stupirci con gli effetti speciali della nuova
meraviglia.
2) Nel giro di un paio di mesi sono stati acquistati 6
computer portatili per i dirigenti e 40 personal computer
per gli uffici (un numero pari a quasi la metà del personale
in servizio), per un importo di 32.710 euro. Tutti i
dipendenti, da anni, sono dotati di pc; la sostituzione
periodica degli apparecchi obsoleti è normale. Ma che dire
dei pc che sono stati sostituiti mentre erano ancora in
garanzia? E dei portatili destinati ai dirigenti, con i
quali svolgono lo stesso lavoro che prima svolgevano con i
pc da scrivania?
3) Poi ci sono 7.140 euro per la sostituzione dei terminali
per la timbratura dei cartellini da parte dei dipendenti,
per la rilevazione della loro presenza sul posto di lavoro.
I nuovi apparecchi consentiranno di unire in una sola
tessera sia il cartellino da timbrare che il cartellino
identificativo del dipendente, vale a dire “due in uno”:
sarà forse più pratico ma, anche qui, dov’è il reale
vantaggio? Era una spesa indispensabile?
4) Passiamo ora ad una tecnologia più raffinata, come il
nuovo “software per contabilità pubblica, cassa economale e
controllo gestione” acquistato il 31 luglio (da notare che
le attività contabili del comune di Meda sono informatizzate
da anni). L’importo è sostanzioso: 26.928 euro. Ma niente
paura! Non influiranno per nulla sul bilancio 2006, perché
la somma è interamente impegnata sulle spese in conto
capitale del bilancio 2007!
5) I cittadini possono stare tranquilli anche per i costi
della formazione – indispensabile, è ovvio – per il
personale che dovrà usare il nuovo software: l’atto di spesa
parla di 650 euro “a giornata”, non molti, dopotutto; quello
che non dice è che il costo s’intende non solo “a giornata”
ma soprattutto “a uomo”, come è specificato con chiarezza
nell’offerta dell’azienda. Non solo. La ditta fornitrice dei
programmi ha anche già fatto il conto delle giornate/uomo
necessarie (23) e del costo complessivo per la formazione:
14.950 euro (anche questa somma sarà impegnata sul bilancio
2007? Lo sapremo a breve). Insomma, per poter funzionare, il
nuovo software per la ragioneria costerà al comune 41.878
euro.
Nessuno vuole discutere che una Ferrari si meglio di una
Cinquecento; il problema è a cosa serve: se con l’auto devo
andare ogni giorno a fare la spesa, probabilmente la scelta
più sensata è una monovolume. Il resto è spreco.
6) Quanto alle spese per disfare e rifare tutto ciò che è
già stato realizzato sinora per lo sviluppo informatico del
Comune di Meda, siamo solo all’inizio: acquisti di nuovi
programmi sono già all’orizzonte (25.000 euro ogni volta,
più le spese per la formazione?), ma solo tra qualche mese
potremo sapere quanto sarà costata ai cittadini tutta
l’operazione.
Una riflessione: cosa è successo ai dirigenti e ai
responsabili degli acquisti? Come mai questa improvvisa
frenesia di incrementare gli strumenti informatici? A cosa
si deve questo irrefrenabile impulso ad acquistare computer
e programmi? Una improvvisa “febbre”
tecnologico-informatica? Improbabile. Molto più facile
immaginare che tutto avvenga a causa della sapiente regìa
del nuovo Segretario Generale, dott. Mario Giammarrusti al
quale il Sindaco ha conferito anche le funzioni (e la
relativa indennità) di Direttore Generale, cioè di “capo”
dell’intera macchina comunale, dirigenti compresi.
Per questo oggi, nel nostro Comune, “non si muove foglio
che Giammarrusti non voglia”. L’abilità del Direttore
Generale di Meda sta nel permeare della propria
insindacabile volontà tutti gli atti dell’ente senza mai
“esporsi” direttamente: la sua firma non compare mai, su
nessun atto di impegno. Uno dei pallini del direttore – se
ne sono accorti tutti – è senz’altro quello della tecnologia
e dell’informatica (il comune di Limbiate ne sa qualcosa) …
7) In questo senso, quindi, deve essere letto anche il
provvedimento per la “fornitura servizio di assistenza al
sistema informatico” – adottato (pensate un po’!) il 18
agosto – con il quale è stato conferito, di fatto, un
incarico di consulenza esterna, che però viene presentato
come un acquisto di servizi: quasi un gioco di prestigio.
Certo non casuale. Infatti, le norme che regolano l’acquisto
di beni e servizi negli enti pubblici sono completamente
diverse da quelle che consentono il conferimento di un
incarico di consulenza esterna. Norme (stiamo parlando di
decreti legislativi e di obblighi imposti dalla legge
finanziaria!) che, nel caso in questione, sono state eluse
con furbizia.
Vediamo più da vicino questa “fornitura servizio di
assistenza al sistema informatico”: nell’atto di impegno si
premette che “l’attuale personale in servizio al CED (Centro
Elaborazione Dati, n.d.r.) deve affrontare una rilevante
mole di attività sia per servizi di assistenza |
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tecnica
per seguire numerosi progetti finalizzati …”, si rileva “la
necessità di dover fornire in tempi brevi risposte e servizi
efficienti per la gestione del sistema informatico”, quindi
si ritiene “di richiedere ad una ditta specializzata la
fornitura temporanea del servizio di consulenza e assistenza
tecnica al servizio informatico”; dopodiché si dispone
l’acquisto del servizio “in via sperimentale”, per il solo
mese di settembre, dalla ditta “SI.net Servizi Informatici
srl” di Rho per la somma di 2.280 euro, Iva inclusa.
L’azienda annovera tra i propri clienti (coincidenza!) il
comune di Limbiate (da cui proviene il segretario
Giammarrusti) e il Parco delle Groane (di cui Mario
Giammarrusti è tuttora Direttore Generale).
L’atto non sembrerebbe configurare nulla di diverso da un
servizio di assistenza tecnica temporanea. Tutt’altro è ciò
che invece emerge dall’offerta della ditta SI.net, arrivata
al protocollo del Comune in data 8 agosto. Il documento
parla infatti di “affiancamento alla struttura esistente di
una figura di coordinamento e conduzione del sistema
informatico che svolgerà tutte le funzioni tipiche del
ruolo, tra cui l’analisi della situazione del sistema, della
sua evoluzione e formulazione di proposte di miglioramento;
la progettazione e programmazione dello sviluppo informatico
dell’ente, la programmazione e pianificazione del lavoro del
Servizio Informatico, “compresa” la definizione delle
priorità e il monitoraggio dell’esecuzione delle attività;
la gestione dei rapporti con gli uffici, lo staff
dirigenziale e l’amministrazione comunale; il coordinamento
delle attività e degli interventi di tecnici e ditte
fornitrici; partecipazioni ad incontri, convegni, riunioni
in nome e per conto dell’ente (compiti tipici del
dirigente); predisposizione di piani di investimento
informatico e del piano esecutivo di gestione (compito
espressamente affidato dalla legge al Direttore Generale: D.
Lgs. 267/2000, art. 108); la predisposizione di progetti per
partecipare ad eventuali bandi di finanziamento regionale o
nazionale; ecc.”.
Come si vede, “servizi” ben diversi dalla semplice
“assistenza e consulenza tecnica”. Al di là dell’impatto
senz’altro demotivante sul personale assegnato al centro
elaborazione dati (che ha vinto concorsi pubblici in
occasione dei quali ha dimostrato di sapere e saper fare di
più e meglio di molti altri concorrenti, pur con lauree
specialistiche nel settore), la descrizione del “servizio”
fornito dalla SI.net non lascia dubbi sul fatto che si
tratti di un vero e proprio incarico di consulenza esterna,
se non addirittura di dirigenza. Però, mascherando
l’incarico di consulenza dietro una fornitura di servizi,
l’Amministrazione ha completamente evitato di rispettare i
criteri previsti dalla normativa sull’affidamento incarichi
di consulenza esterna: il decreto legislativo n. 165 del
2001 (art. 7, comma 6) prescrive, in primo luogo, che debba
essere accertata tramite una reale ricognizione
l’impossibilità di realizzare lo stesso servizio utilizzando
le risorse interne dell’ente; in secondo luogo che
l’incarico sia conferito per un tempo limitato, in relazione
ad un obiettivo determinato e per il quale sia stato
elaborato uno specifico progetto; infine, che siano prima
definiti e resi pubblici criteri di comparazione
(pubblicazione di bandi) delle professionalità ricercate. E’
appena il caso di segnalare che il comma sopra richiamato è
stato modificato anche dal recente “Decreto Bersani” (già
convertito in legge al momento dell’atto si spesa) “ai fini
del contenimento della spesa pubblica”. Ma in fondo, si
tratta di “soli” 2.280 euro: un importo tutto sommato
modesto. Certo… ma il resto è dietro l’angolo! Nell’offerta
della SI.net si legge infatti: “come concordato, la durata
del contratto sarà di 12 mesi”; che ne è stato degli altri
11? L’appropriato capitolo di bilancio non presentava uno
stanziamento sufficiente (tradotto in parole povere: non
c’erano più soldi), perciò si è dovuto attendere che la
Giunta deliberasse un prelevamento dal fondo di riserva
(come ha puntualmente fatto nella seduta del 27 settembre)
per poter impegnare i restanti 25.080 euro, di cui 6.840,
appunto, sul bilancio 2006.
E’ evidente che al Comune di Meda non interessa “contenere
le spese”. Anzi! Gli stessi criteri prima citati sono stati
tranquillamente scansati anche dal sindaco Adelio Asnaghi
che, con un decreto del 2 agosto, ha affidato ad un
consulente esterno, Andrea Rovelli (consigliere comunale a
Cesano Maderno), l’incarico di “addetto stampa” dell’ente,
infischiandosene pure dell’obbligo contenuto nella
finanziaria 2006 (Legge n. 229 del 2005) che, al comma 173
del dell’articolo uno, impone agli enti locali di
trasmettere alla Corte dei Conti gli atti di spesa per
consulenze di importi superiori ai 5.000 euro. Il consulente
in questione ha avuto l’incarico sino a maggio, per un
totale di 18.000 euro. Il Comune ha trasmesso l’atto alla
Corte dei Conti? Sospettiamo di no.
Quanto ai criteri per l’affidamento di consulenze, anche qui
manca la pubblicazione di un bando, manca il progetto, manca
la ricognizione sulle professionalità interne all’ente (tra
il personale del Comune c’è una giornalista, iscritta al
relativo albo professionale, che negli ultimi tre anni ha
svolto con efficacia le attività legate all’ufficio stampa).
Insomma, manca tutto. Non si tratta della violazione
episodica, isolata, di una certa norma, ma della violazione
programmatica e costante di tutta una serie di criteri,
obblighi e condizioni che rendono legittima l’attività
dell’ente.
Come si è visto, all’amministrazione comunale di Meda il
principio di economicità sembra essere del tutto
sconosciuto, e gli sprechi non si contano.
Qui ne abbiamo illustrati solo alcuni: sui prossimi numeri
aggiorneremo i lettori sulle altre “marachelle” di una
gestione piuttosto temeraria.
Cecco Diavologgi |
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Bilanci del Comune al vaglio della Corte |
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All'inizio del Consiglio Comunale di giovedì 11 gennaio il
Segretario comunale ha letto una comunicazione della Corte
dei Conti in cui si dice chiaramente che nei conti del
Comune di Meda c'è qualcosa che non va: "taluni degli enti
locali hanno evidenziato anomalìe gestionali sulle quali la
Sezione ritiene di doversi soffermare attraverso una
indagine specifica" e, più avanti: "altre anomalìe
gestionali riscontrate, in particolare relative alla
costituzione e gestione di società partecipate" (per Meda
leggasi: Meda SpA).
La Corte dei Conti ha quindi preannunciato che effettuerà
una verifica dei bilanci di sei enti locali: Provincia di
Pavia, e cinque comuni, fra cui Campione d'Italia (CO) e
Meda (l'unico in provincia di Milano) ... perchè ...
"ritiene opportuno esaminare alcuni aspetti particolarmente
significativi della gestione degli enti in questione".
L'anno scorso i Consiglieri Comunali di minoranza avevano
presentato due esposti alla Corte dei Conti: per la gestione
della Meda SpA e per l'alienazione del Palazzo a vetri
Le segnalazioni inviate dai Consiglieri Comunali hanno
dunque indotto la Corte a venire a controllare, perché
evidentemente i conti del Comune di Meda non sono molto a
posto. |
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Il Presidente del Consiglio, Fedele Consonni, non ha
permesso che si parlasse dell'argomento e ha tolto più volte
la parola a quanti hanno cercato di farlo, in particolare al
consigliere Corrado Marelli di Meda Domani, che ha replicato
accusando l'Amministrazione di avere paura che i cittadini
venissero a conoscere la verità.
Lunedì 15 gennaio però i tre consiglieri di Uniti per Meda e
Piero Caronni di Area Laica hanno inviato un nuovo esposto
alla Corte dei Conti sulle irregolarità nell'affidamento
degli incarichi a professionisti esterni (Servizio
assistenza al CED per 25.080 euro e Addetto stampa per
18.000 euro di cui Medinforma ha dato notizia sul numero di
dicembre 2006).
Altri argomenti potrebbero dare luogo a due nuovi esposti
alla Corte: la mancata indicazione di spesa nelle delibere
di affidamento incarichi legali, perchè ci sarà da pagare
una cifra che nessuno sa quanto potrebbe essere - già
apertamente denunciata nell'ultima riunione della
Commissione Bilancio - e il danno erariale per la mancata
alienazione delle piscine, rimaste chiuse tutta l'estate.
Corrado Marelli |
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Dire che gli abitanti di via Magenta sono profondamente
delusi è un eufemismo. Gli abitanti di via Magenta sono
sconcertati ed “incazzati” (pardon!, ma è così) per come si
è conclusa la votazione della mozione presentata dalle liste
civiche Meda Domani e Meda per Meda e respinta dal Consiglio
Comunale del 30 ottobre con 11 voti contrari della
maggioranza (FI, AN, PRI e UDC), contro 7 a favore (Meda per
Meda, Meda Domani, Sinistra & Ambiente, Area Laica e Lega
Nord).
Sconcertati in particolare dal voto contrario del
consigliere UDC Fedele Consonni che nel 1986, quando era
Assessore, aveva approvato in Giunta una delibera per
autorizzare il Sindaco a stipulare l’atto di acquisizione
dell’area mentre ora ha rinnegato quella decisione.
Un nuovo esempio di incoerenza, come già era accaduto nella
votazione sul divieto di sosta in prossimità della scuola
materna, quando Consonni aveva manifestato tolleranza per le
auto in sosta vietata mentre in precedenza - da Assessore -
aveva fatto installare sul bordo del marciapiedi archetti di
metallo che per un verso proteggevano i pedoni ma per un
altro impedivano la sosta alle auto (archetti poi fatti
rimuovere da Silvano Desideri, quando era diventato
Assessore alla Polizia Municipale nella prima Giunta
Taveggia).
Per via Magenta la mozione delle liste civiche chiedeva
quattro cose: 1) l’acquisizione dell’area; 2) attrezzarla
conformemente alla destinazione di P.R.G.; 3) prevederne una
sistemazione almeno parzialmente a verde pubblico; 4) non
consentirne l’uso quale deposito di aziende private.
Il primo punto (acquisire l’area) era la semplice
attuazione di accordi già sottoscritti fra proprietà e
Comune trentadue anni fa, quando nel 1974 era stata
rilasciata la concessione edilizia per la costruzione del
fabbricato industriale, tanto che la recinzione dello stesso
era stata arretrata
rispetto |
|
alla
strada, lasciando appunto libera l’area oggetto dell’attuale
contesa.
I cittadini si sono sostituiti in comitato ed hanno
diramato un comunicato stampa in cui affermano: “Nell’ultimo
Consiglio comunale la maggioranza che governa Meda ha
superato ogni immaginazione … Davanti a un comportamento
così scandaloso e lesivo dell’interesse pubblico, denunciamo
con forza la prevaricazione della maggioranza nei nostri
confronti, la gestione privatistica del territorio e il
disinteresse per il patrimonio pubblico”.
Il Sindaco è corso ai ripari scrivendo personalmente a
ciascuno degli abitanti: “Chiedo scusa per non avere
sufficientemente e dettagliatamente spiegato quanto si sta
facendo per l’area verde in oggetto … non essendo ancora
nelle nostre disponibilità, abbiamo da subito iniziato le
pratiche per l’acquisizione della stessa che sarà data in
cessione dall’attuale proprietà” invitandoli a un incontro.
Ma i cittadini, con una lettera del comitato, gli hanno
risposto: “Prendiamo atto della lettera con la quale ci
comunica che provvederà a compiere gli atti per
l’acquisizione dell’area verde di via Magenta. In verità ne
siamo anche stupiti. Infatti non comprendiamo per quale
ragione Lei e la Sua maggioranza abbiate respinto la mozione
presentata in Consiglio Comunale che chiedeva le stesse cose
che Lei dichiara che farà … Ci dica, a maggiore garanzia,
con precisione quali sono gli atti che intende fare e in
quali tempi … Ci aspettiamo anche la conferma che l’area
sarà destinata non genericamente a finalità pubbliche e
neppure totalmente a parcheggio”. |
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